Venezia, avanguardie e ciclismo al Gugghenheim

Il rapporto delle avanguardie artistiche e lo sport, specie il ciclismo, partendo da “Al velodromo” di Jean Metzinger, e le “visioni interiori” di Charles Seliger negli anni 40: sono i due momenti espositivi offerti dalla collezione Peggy Guggenheim, a Venezia, fino al 16 settembre 2012.  

Centro focale della mostra “Ciclismo, Cubo-Futurismo e la Quarta dimensione“, a 100 anni dall’esecuzione, è il dipinto di Metzinger nel quale raffigura il proprio soggetto attraverso un linguaggio prettamente cubista, unendo uno sport popolare come il ciclismo ai tentativi di rendere e definire in pittura la velocità e la quarta dimensione, il tempo, a cui allude quel numero 4 che appare sullo sfondo, sugli spalti del velodromo, alle spalle del ciclista protagonista della tela.

Sebbene oggi messo in secondo piano rispetto ai suoi più celebri contemporanei quali Pablo Picasso e Georges Braque, Metzinger figura tra i cubisti che esposero nella Sala 41 al Salon des Independants di Parigi del 1911. Al velodromo illustra gli ultimi metri della corsa ciclistica Parigi-Roubaix e raffigura Charles Crupelandt, vincitore dell’edizione del 1912.  

Affiancano il quadro altre opere esposte per la prima volta insieme: due dipinti di Metzinger sullo stesso soggetto, e un terzo sul tema della quarta dimensione, prova della conclusione delle ricerche da parte dell’artista sulla dinamica del movimento.

In mostra non mancano raffigurazioni dello stesso tema di grandi maestri del futurismo italiano, tra cui Umberto Boccioni, Fortunato Depero, Gino Severini e Mario Sironi. Esposte anche tre opere di Marcel Duchamp, e dipinti di Braque e Louis Marcoussis, che illustrano la presenza della sabbia quale “terza dimensione” nell’arte, ovvero la profondità, il volume, lo spazio reso tangibile dalla stratificazione.  

Con la mostra su Seliger viene mostrato per la prima volta in Italia un importante corpo di opere, oltre 30 tra dipinti e disegni, realizzato dal surrealista americano  (1926-2009) nel corso degli anni ’40, decennio di esordio della sua carriera pittorica, tracciandone la rapida evoluzione da ragazzo di talento ad artista esperto, maturo e sicuro della sua visione artistica.   

Assieme alle due mostre, è stata avviata una serie di attività dedicate al binomio Arte&Sport. Il via oggi con “Ricordi della Roubaix”. Francesco Moser vincitore tre volte della “gare d’enfer” ha raccontato la “grande classica”.

All’incontro anche il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi titolare di Mapei, azienda simbolo nel ciclismo professionistico. ”E’ la corsa più dura al mondo – ha detto – con la sfida dell’uomo che si mette in gioco e che dà tutto sé stesso. Lì vedo il senso della fatica, lo sport vero, genuino in assoluto”.

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