“La Biennale discrimina e froda gli artisti”

Riceviamo e pubblichiamo la lettera dello scultore Raffaele Martini Pandozy su presunte “discriminazioni” della Biennale di Venezia nei confronti delle sue opere. Pubblicheremo volentieri eventuali repliche sul tema che potranno essere inviate commentando direttamente questo articolo o scrivendo via mail a info@agora3000.org.

“Caro ministro Ornaghi,

      la Biennale Di Venezia pratica discriminazione e froda gli artisti. Per favore faccia qualcosa a cominciare col eleggere un nuovo direttore. Grazie Martini Pandozy, scultore e Ph.D. in art education.

2 Dicembre 2011
(Invio via e mail)

Cara sig.ra Iole e cari signori della Biennale, Vi informo che ho iniziato un procedimento legale contro la Biennale di Venezia e contro Arthemisia per aver praticato discriminazione, aver mentito non ammettendo di praticarla, oltre ad aver rifiutato il rimborso delle spese di istallazione, rimozione e trasporto dell’opera da me esposta.

1. Con riferimento alla mia domanda di rimborso da voi negata, di Euro 6.600 e non essendoci un contratto firmato, ho da sottolineare che tutti i documenti da voi inviati a cominciare dall’invito fino alle disposizioni ultime di istallazione della mostra stanno ad indicare che sarebbe stato vostro dovere provvedere alle spese di trasporto da Iesolo o da Rio Scomenzera all’arsenale compresa l’istallazione dell’opers di ogni artista. Inoltre, per mia conoscenza personale non si e’ mai verificato nel mondo che artisti vengano invitati e l’organizzazione non provveda a tutte le spese incluse le spese di viaggio e di soggiorno. Pertanto detti documenti da voi inviati sono da ritenersi parte di un accordo formale e obbligatorio come un qualsiovoglia contratto di lavoro.

2. Non tenendo conto della massima disorganizzazione riscontrata nella logistica dell’istallazione curata da Arthemisia, come la perdita di documenti inviati numerose volte e l’aver impiegato persone incompetenti e fastidiose che non hanno un senso pratico delle cose e che quindi non sanno districare anche i piu’ piccoli problemi burocratici, la mostra del padiglione Italia si e’ dimostrata una esperienza da far rabbrividire ed stata per me motivo di grande affizione mentale e ansieta’ che mi ha provocato un esaurimento nervoso, e che pertanto dovra essere calcolato in danni effettivi in questa vertenza legale.

3. Ieri mi e’ stato comunicato da Arthemisia che avrei dovuto affrontare anche la spesa di rimozione dell’opera dal sito ivi compresa la spesa di trasporto per il ritorno della scultura alla terra ferma. La mia scultura e’ al momento imballata e in attesa di essere trasportata su terra ferma ed esigo espressamente che i costi di imballaggio e trasporto rimangano a carico della Biennale. Faccio presente che dopo aver comunicato tale proponimento, l’addetto allo spostamento della scultura Sig. Massimo Sottana si e’ rifiutato di caricarla sul pontone della ditta da me ingaggiata e pronta a provvedere al trasporto. Di conseguenza ho perduto l’aereo per New York e non potro’ fare fronte ai miei doveri di insegnamento assunti con l’universita’ locale. Cio’ si aggiunge al notevole costo di danni da me subiti che dovranno poi essere calcolati dato che, di nuovo, i documenti inviati provano che le vostre organizzazioni non stanno rispettando gli impegni contrattuali presi in precedenza.

4. Ci sono prove sufficienti che molti artist, famosi, al contrario di me medesimo, hanno ricevuto un trattamento privilegiato e sono stati esonerati dalle spese di trasporto delle opere, quindi le vostre organizzazioni stanno altresi’ discriminado contro di me, il che non e’  né etico ne legale. A tale scopo cito un opera grande piu’ grande della mia come “la Balena” esposta all’esterno del padiglione Italia, che a seconda delle recenti disposizione da voi emesse avrebbe dovuto essere smantellata e rimossa tra il 12 e il 17 di Dicembre, ed e’ stata invece rimossa ieri completamente a spese della Biennale.

5. Ci sono prove sufficienti compreso il filmato di mio figlio, cineasta professionale molto conosciuto negli USA che ha seguito l’intero sviluppo e istallazione della scultura, che il sig. Ballario Nicolas, si rifiuto’ di riservare un sito degno adatto esteticamente e di accettare l’opera fin dall’inizio della mostra, dopo aver ricevuto in precedenza disegni e informazioni di tutti i dettagli, comprese misure, peso, spazio di occupazione e istruzioni per la sua messa in opera. Egli, ha poi rivendicato le sue meschine inclinazioni cercando di ostruire tutti i canali di comunicazione e prevenire ch’io avessi tratto un qualsiasi beneficio dalla mia partecipazione alla Biennale di Venezia. Il risultato e’ che detto signore per ragioni inspiegabili, con grande malizia e poco senso etico e responsabilita,’ non certo degno di far parte di una organizzazione culturale che per natura deve possedere un alto senso del rispetto dei diritti morali e umani, ha abbracciato una battaglia personale di odio e si e’ prodigato a danneggiare la legittime possibilita’ di affermare il mio lavoro nelle seguenti meschine maniere: a) Si e’ rifiutato di dare all’opera lo spazio e la visibilita’ che il disegno e la forma richiedevano esteticamente, cosi’ che lopera in ultima analisi fu istallata in in un angolo dove nessuno ha potuto apprezzarla; b) Si e’ rifiutato di apporre il dovuto cartello indicante il titolo dell’opera e il nome dell’artista; c) Ha cancellato il mio nome da tutte le liste di invito per eventi pubblici e privati e cosi’ facendo mi ha impedito di fare contatti con artisti, personale di musei, collezionisti, stampa, etc.; d) Ha ritirato il mio pass card e a fatto in maniera ch’io venissi controllato e indagato ogni volta che mi apprestavo ad entrare all’arsenale. e) All’apertura della mostra, mentre il Sig. Sgarbi guidava un tour di giornalisti ed era intento a mostrare le sculture una per una a una una cinquantina di giornalisti, poco prima che il gruppo giungesse davanti alla mia scultura (l’ultima opera da mostrare perche’ situata in un angolo del giardino) sussurro’ qualcosa all’orecchio di Vittorio Sgarbi, come se fosse desiderato all’ingresso della mostra, tanto da allontanare lui e l’intera troupe di giornalisti prevenendo cosi’ la presentazione e l’esplicazione dell’opera.

Risultato: Nessuna menzione fu fatta da nessun giornale durante i sei mesi della mostra, nessuna critica e nessun riconoscimento accordato all’opera che nonostante tutto propone un importante significato filosofico rappresentato dalla parola “Telos” (linguaggio perduto). Vale la pena di citare l’esempio dello scultore svizzero Franz West, che ha esposto un opera accanto al giardino delle Vegini ispirandosi a un termine filosofico simile “Eidos” il quale ha invece ottenuto un premio e una critica estesa e favorevole. Cio’ dimostra, non solo l’ignoranza del sig. Ballario che tutt’al piu’ dovrebbe fare il fruttivendolo ai mercati generali invece di allestire mostre, ma anche il danno culturale che egli fa’ all’arte italiana ricoprendo una carica di cui non e’ assolutamente degno. f) Ha impedito il mio accesso con la forza di un “buttafuori” di nome “Angelo” al Teatro delle Tese — facendo si che fossi l’unico artista a non poter partecipare alla conferenza stampa tenuta da Sgarbi all’apertura della mostra. g) In ogni occasione d’incontro ha usato linguaggio offensivo, volgare nei miei riguardi pronunciando frequentemente bestemmie proprio come una persona di basso ceto.

Faccio notare a vs signori che come scritto nella motivazione del grande filosofo Sebastiano Maffettone che ha proposto il mio invito alla Biennale, sono un artista non conosciuto in Italia, ma che ha lavorato diligentemente per dare un significativo contributo all’arte italiana all’estero, e per questo la Biennale costituiva per me una opportunita’ per far conoscere il mio lavoro al mondo, ma ltale opportunita’, a causa del sig. Ballario mi e’ stata negata. In vista della stessa opportunita’, debbo confessare che ho ipotecato la mia casa per costruire l’opera “Telos” da me presentata alla Biennale di Venezia perche’ ritenevo una proposta di riflessione artistica, motivo e speranza per un nuovo indirizzamento dell’arte italiana.

L’opera e’ venuta a costare quasi 90.000 Euro fra una cosa e l’altra. Ora dopo questi fatti non c’e’ che da ritenere la Biennale di Venezia una organizzazione che si e’ dimostrata insensibile, irriverente e irriconoscente di fronte allo sforzo e le spese da me sostenute. Il mio giudizio e’ sostenuto dal fatto che stando alle dichirazioni del Presidente Paolo Baratta, la Biennale a riscosso notevole successo con i suoi 500.000 visitatori e ha fatto dei buoni incassi.

Sia ben chiaro ora, date le circostanze, che se entro oggi. 1 Dicembre, 2011 non otterro’ il rilascio della mia scultura franco Tronchetto. Mestre o Fiesolo, iniziero’ ghia’ da domani una campagna denigratoria contro la Biennale di Venezia pubblicando questa lettera su Facebook e sul giornale della mia universita’ facendola leggere a piu’ di 75.000 persone, oltre a mandarla attraverso comunicati stampa a tutti i giornali del mondo.

Faccio presente che questa non e’ una sfida, e’ solo una rivendicazione dei miei diritti dei quali sono conscio e consapevole.

Grazie, e Distinti Saluti,
Martini Pandozy
(scultore e Ph.D. nella filosofia dell’ educazione dell’arte)”

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