Milano, Moratti vs Pisapia: vinca la Cultura

Conto alla rovescia per le elezioni amministrative. Riflettori accesi in particolare su Milano dove la sfida tra Moratti Pisapia avrà ripercussioni sulla politica nazionale.

Dopo il faccia a faccia tra i due su Sky Tg 24 finito nel peggiore dei modi con la penosa accusa in extremis della Moratti a Pisapia verrebbe voglia di non interessarsi più di politica. Noi ci occupiamo però di cultura, su questo vogliamo concentrarci anche se sembra poco di attualità, i battibecchi e i colpi bassi non ci interessano.

Milano è da sempre uno dei motori culturali d’Italia e sotto la guida di Letizia Moratti ci sono state luci ed ombre. Tra queste la nomina, finita male, di Vittorio Sgarbi ad assessore alla Cultura. Sgarbi propose mostre innovative, idee di rilievo internazionale per la città. Per divergenze su una mostra sull’omosessualità il sindaco gli ritirò le deleghe.

Dopo vari ricorsi al Tar e un libro contro “suor Letizia“, Sgarbi andò a fare il sindaco di Salemi. Promise di fare una lista civica in corsa per la candidatura a sindaco di Milano proprio in queste elezioni. Non se ne fece nulla e il critico d’arte siglò poco tempo fa alla mostra su Caravaggio da lui organizzata al Museo Diocesano una pace armata con la Moratti. Forse ha pensato che è meglio avere “suor Letizia” come amica piuttosto che nemica.

Dopo mesi senza guida, all’assessorato di Piazza Scala arrivò Massimiliano Finazzer Flory. Uomo di teatro, organizzatore di eventi, pacato e ben visto negli ambienti ecclesiastici. Dopo il madornale errore nella cacciata di Sgarbi fu una buona scelta: Finazzer con i suoi modi gentili e la sua esperienza è riuscito nell’ombra a portare sotto la Madonnina diversi interessanti progetti. (Tra questi la riduzione del prezzo dei biglietti di ingresso ai musei civici, gli eventi per l’anniversario del Futurismo e alcune interessanti mostre).

Tra i successi di Letizia Moratti c’è senza dubbio la creazione del Museo del 900 all’Arengario e il progetto per il museo d’Arte contemporanea a CityLife firmato da Daniel Libeskind. Tuttavia si sarebbe potuto fare di più per quanto riguarda la promozione culturale milanese. Ad esempio incentivando il mondo del teatro (da sempre dimenticato), favorendo i teatri e i cinema di quartiere e di periferia, aumentando gli orari di apertura di musei anche in fascia serale (perché solo al giovedì?). In vista dell’Expo servirà una collaborazione tra tutte le eccellenze milanesi (dalla Scala alla Triennale, dai musei ai teatri) per fare la miglior figura possibile agli occhi del mondo e attirare turisti e capitali stranieri interessati al patrimonio artistico e culturale della città.

Per quanto riguarda Pisapia la “cultura diffusa” è tra i suoi slogan elettorali apparsi sui manifesti: “Il vento cambia davvero e respireremo più cultura“. Nel programma c’è la creazione di “luoghi da destinare alle attività culturali e creative in ogni quartiere” , “politiche di prezzi sostenibili per consentire a tutti di accedere alla cultura”, “valorizzazione dei piccoli poli museali, delle biblioteche, degli archivi, dei teatri, dei centri di sperimentazione artistica e musicale”, oltre alla “creazione di un marchio di qualità per promuovere la creazione artistica e culturale cittadina. Sviluppo di nuove professionalità nel campo dei beni culturali, formate grazie alla collaborazione tra centri di ricerca e istituzioni pubbliche e private”.

Lodevoli iniziative che sulla carta sono ottime che dovranno però coinvolgere davvero tutti i “produttori di cultura” locali e non privilegiare solo quella parte vicina al suo schieramento che si crede detentrice di una sorta di “cultura rivelata”.

Nel chilometrico programma Moratti invece trovano spazio diversi punti dedicati a quella che viene chiamata con un poco felice slogan “l’industria del bello“. Un programma fitto, più dettagliato di quello di Pisapia, che per essere realizzato difficilmente basteranno cinque anni di mandato.

Anche se crediamo che il voto dei milanesi non terrà troppo conto di quanto i candidati sindaci hanno fatto o potranno fare per la cultura visto che i temi principali della città sembrano altri (dalla Bat-casa ai manifesti di Lassini, dallo scandalo del Pio Albergo Trivulzio all’Ecopass) ci auguriamo che chiunque uscirà vincitore da queste elezioni tenga alta la bandiera artistica del capoluogo lombardo e consideri che l’arte è il nostro primo biglietto da visita agli occhi del mondo.

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