Tagli alla cultura, crisi anche in Gran Bretagna

I tagli alla cultura sono nefasti, soprattutto in l’Italia dove il vero nostro “petrolio” sono l’Arte e la Cultura. Ultimo segnale negativo le dimissioni del presidente del Consiglio superiore dei Beni culturali, Andrea Carandini.

I recenti congelamenti di fondi hanno ulteriormente aggravato la situazione, in un settore che era già in difficoltà da tempo, in un momento di crisi dove le poche risorse devono essere impiegate per rimediare gli errori del passato, o almeno per non aggravarli.

Ma anche Oltremanica la situazione non è rosea. Le maggiori star del West End e del cinema britannico sono infatti scese in campo per i tagli al bilancio della Cultura che minacciano il futuro del teatro nel Regno Unito: Helen Mirren, Jeremy Irons, David Tennant, Kenneth Branagh sono tra gli artisti che, in una lettera al domenicale The Observer, hanno alzato la voce contro gli “ignoranti” e i “buffoni” che hanno deciso di abbassare drasticamente i finanziamenti ai teatri regionali e a quelli che vivono di sussidi pubblici dove anche loro, agli esordi, hanno mosso i primi passi.

”Sono piccoli fondi ma il loro impatto è enorme e troppo spesso poco capito”, hanno scritto la Mirren e gli altri: la loro lettera sostiene che il complesso dell’industria dell’entertainment (tra tv, teatro e cinema messi insieme) contribuisce all’economia del Regno per 7 miliardi di sterline all’anno: “Se pensiamo seriamente a ricostruire la nostra economia, la cultura non può e non deve essere bersaglio di questi tagli”.

Intervistato dalla Bbc il ministro della Cultura, Jeremy Hunt, ha sottolineato che la cultura soffre meno di altri settori dal piano di austerity annunciato in ottobre dal governo Cameron: “A livello nazionale l’impatto netto dei tagli ai finanziamenti alla cultura è di solo l’11% ed è molto meglio di quello che sta succedendo al bilancio del Foreign Office”.

Ma i tagli decisi al vertice di Londra rischiano di spazzare completamente i fondi per le arti del Somerset e del quartiere londinese di Barnet e dimezzare le disponibilità di Birmingham.

Se ammiriamo il mondo del teatro britannico, vera spina dorsale del settore degli spettacoli dal vivo per i cittadini di Sua Maestà, constatiamo anche come in un Paese a cui l’Italia spesso guarda con ammirazione, come la Gran Bretagna, la situazione sul fronte culturale sia critica.

Purtroppo non vale la regola del “mal comune mezzo gaudio”, ma di questi tempi stringere la cinghia e ottimizzare le risorse sono diventate le parole d’ordine. Speriamo che gli attori e gli artisti britannici sappiano farsi ascoltare. E che in Italia si prenda esempio dall’amore e la passione per la cultura dei cugini di Oltremanica.

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