Opera, allestimenti minimal in tempo di crisi?

Un problema dell’Opera sono i costi. Costi di realizzazione altissimi, finanziamenti non sufficienti e di conseguenza prezzi per gli spettatori da capogiro. (Per un posto in platea alla Scala servono 240 euro prenotando su internet).  Una soluzione potrebbe essere quella di allestire opere con più sobrietà?

Tra tagli al Fus e conti in rosso infatti, le Fondazioni liriche italiane devono così ridimensionare i costi delle produzioni. E sebbene queste gravino per una percentuale bassa, pari a circa il 2% del bilancio, non è escluso che in futuro sui palcoscenici d’opera italiani si vedranno sempre meno gli allestimenti faraonici che hanno fatto lievitare i costi delle stagioni e che quasi sempre, in caso di coproduzioni fra più teatri, non erano adattabili da un palcoscenico all’altro se non dopo costosissime modifiche.

La soluzione potrebbe essere quella, molto sperimentata nei paesi anglosassoni e soprattutto in Germania, del teatro di regia. Allestimenti “minimal” dal punto di vista delle scene e dei costumi, ma che lavorano molto sulla costruzione dei personaggi e sul racconto scenico della storia, molto spesso attualizzata.

“Il teatro si fa con le idee e quindi si può fare anche con i tagli”, afferma all’AdnKronos il direttore artistico del Teatro dell’Opera di Roma, Alessio Vlad. Il quale non crede che con gli spettacoli “minimalisti si spenda meno. Magari si risparmia sulle scenografie – afferma – ma aumentano i costi delle prove che necessariamente devono essere più numerose”. Vlad punta il dito contro il teatro di regia ‘tout court’ che, dice, “mi sembra più provinciale che innovativo”. 

Di parere opposto il regista, scenografo e costumista Denis Krief, romano d’adozione ma cosmopolita di formazione, con un occhio rivolto da sempre al teatro tedesco e a quello russo. “La regia di qualità non è mai stata pensata contro la musica – afferma Krief all’AdnKronos – e non costa molto. Quello che costa sono gli
allestimenti. Purtroppo spesso in Italia si confonde la regia con la scenografia, quando invece la rappresentazione scenica di un’opera lirica non è un insieme di arredi, perché altrimenti saremmo di fronte a un concerto in costume, ma è il frutto di un lavoro serio che ha dietro una professionalità, una tecnica e delle regole ben precise”.

Altro grande nome della regia lirica, in passato legato a sontuosi allestimenti ma che adesso, in tempi di crisi, è più improntato verso la sobrietà, è Pier Luigi Pizzi. “Da qualche anno a questa parte -confessa Pizzi all’agenzia di stampa – sto facendo un grande lavoro di semplificazione scenica, e si è visto nei miei ultimi spettacoli a Macerata e a Venezia. Anche gli allestimenti del ‘Così fan tutte’ di Ancona e del ‘Don Giovanni’, al quale sto lavorando per il Teatro Comunale di Bologna, sono impostati alla più grande austerità, ma senza rinunciare alla qualità che è imprescindibile”.

E lancia un appello per fare sopravvivere l’opera lirica malgrado i tagli: “Faccio teatro etico da molto tempo e credo che si debba fare bene nel clima di difficoltà e ristrettezze economiche nel quale ci troviamo”.

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