Economia, l’arte tira più degli immobili

I rendimenti dell’arte contemporanea sono superiori a quelli del mercato immobiliare e il mercato è sempre meno elitario. E’ quanto emerge dal primo “Rapporto sul mercato dei beni artistici – Focus sull’arte moderna e contemporanea 2011“, curato da Nomisma e presentato all’interno di Arte Fiera, a Bologna. Nel 2010 al primo posto tra gli artisti più gettonati c’è Alighiero Boetti, seguito da Lucio Fontana e Mimmo Rotella. Solo 53esimo o Piero Manzoni, che guidava la classifica 2009, mentre è 61esimo Giorgio Morandi, secondo lo scorso anno, seguito da Pablo Picasso.

“Quello dell’arte – ha detto Gualtiero Tamburini di Nomisma – è un mercato reale e di rilevanza economica”.

Secondo le stime realizzate dall’osservatorio, il mercato dei beni artistici ha uno spessore di oltre un miliardo di euro a cui, si legge nel rapporto, “sono collegati interessi molto più consistenti di quanto non dica la misura delle compravendite”. 157,7 milioni di euro (+2,7% rispetto al 2009) è la dimensione del mercato italiano dell’arte moderna e contemporanea, suddiviso tra gallerie, ancora prevalenti ma in calo, e case d’asta, con quote di scambio minori ma che tendono a rispondere meglio alla crisi. Crisi che in questo settore ha prodotto una maggiore selezione, con la prevalenza di artisti e opere già consolidate, una revisione verso il basso delle stime dei lavori e nuovi collezionisti disposti ad entrare a prezzi più ragionevoli.

A questo si affianca una suddivisione del mercato per fasce di prezzo che vede un leggero calo di quella più bassa (3.000/20.000 euro), che dall’81,34% del primo semestre 2009 passa al 77,42% dello stesso periodo del 2010. Cresce di pochi ma significativi punti la fascia di prezzi più alta (oltre 500.000), che passa dallo 0,7% allo 0,58%.

Considerate da un punto di vista strettamente economico, le opere d’arte oscillano tra lo status di bene rifugio e quello di investimento conservativo, con rendimenti che, per l’arte contemporanea, sono superiori a quelli del mercato immobiliare.

Cattiva, invece, la risposta all’inflazione dell’arte moderna “diretta conseguenza – scrive Nomisma – dell’assenza di una strategia di valorizzazione economica, giuridica e culturale dell’arte in Italia”. Per quanto riguarda le tendenze dei singoli segmenti vanno di pari passo pittura e scultura, con una leggera prevalenza di quest’ultima. Male i disegni, ormai in stabile calo. Altalenante la fotografia dopo il boom del 2007.

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