Mec, l’anima giovane dell’Expo 2015

Intervista a Federico Gordini

Il sogno è diventato realtà. Milano ospiterà l’Esposizione Universale del 2015. Un evento di portata storica. Ecco un po’ di numeri: 20 miliardi di euro d’investimento in infrastrutture, 70mila nuovi posti di lavoro, 7mila eventi, 29 milioni di turisti, per una media giornaliera di 160mila visitatori al giorno. E ancora: 120 paesi espositori e 11 km² di nuovo spazio verde creati per l’Expo dal tema “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita” che andrà in scena dal 1 maggio al 31 ottobre 2015. Un grazie di cuore in primis al sindaco Letizia Moratti e a tutti coloro che si sono impegnati per la vittoria della nostra città. Tra questi anche tanti giovani, i veri protagonisti dell’Expo di domani, che fanno parte di un comitato molto attivo sul territorio: il Milan Expo Committee (Mec), che sostiene attivamente l’Esposizione Universale con eventi di formazione e informazione, coinvolgendo attivamente migliaia di ragazze e ragazzi. Abbiamo intervistato Federico Gordini, 26 anni, imprenditore nel settore della comunicazione e presidente del Mec…Milano ce l’ha fatta, Federico cosa ne pensi di questa vittoria?

E’ davvero una grande vittoria di una città che ha saputo tirar fuori nel momento giusto tutte le sue eccellenze per un grande progetto che cambierà il futuro di Milano e dell’Italia. E’ stata una vittoria nettissima, abbiamo dimostrato al mondo intero che l’unione fa la forza. E’ importante che i giovani abbiano avuto un ruolo così attivo nel progetto Expo. Noi del Mec siamo stati tra l’altro i primi a parlare di Expo nel 2006. Lo facemmo in un evento pubblico presso il Circolo del Buongoverno di via Marina 1, dopo l’uscita di Milano dalla candidatura alle Olimpiadi. Fu allora che si iniziò a parlare di Expo. Se prima forse qualcuno ci prendeva per matti, ora tutti ci prendono sul serio.

Cos’ha fatto e cosa farà il Milan Expo Committee per l’evento?

Il Mec ha fatto un miracolo. Un vero miracolo. E’ infatti un progetto nato da un’idea libera partita da un gruppo di ragazzi che hanno seguito passo dopo passo lo sviluppo della struttura. Siamo riusciti a porre in
essere una campagna che ha coinvolto e informato migliaia di persone in Italia e nel mondo, in circa sette mesi con un budget inferiore agli 8mila euro. Abbiamo creato dal nulla un gruppo di persone interessate
all’evento; l’Expo è una grande opportunità soprattutto per i giovani under 35, in particolare per quanto riguarda i circa 70mila posti di lavoro che si verranno a creare. L’Expo servirà a qualcosa quando davvero la nostra generazione inizierà a fruirne. Ora dobbiamo rimboccarci le maniche e costruire il coinvolgimento attivo dei giovani all’interno dell’Expo. Il Mec può raccogliere tanto talento e tante persone diverse tra loro. In futuro posso dire che ci saranno molte sorprese nel Mec a livello organizzativo che ora non ti posso anticipare. Vogliamo essere la casa di tante persone, una casa che dà spazio a tutti. “Put something in common” , questa è la nostra filosofia.

Secondo te che spazio e che ruolo avranno l’arte e la cultura nell’Expo?

Credo un ruolo molto importante. Diciamo che l’Expo è l’Olimpiade della cultura. La cosa importante è che l’Expo è un grande volano economico che porterà grandi vantaggi anche al settore della promozione artistica e culturale. L’arte e la cultura a Milano sono ferventi. Sono un’eccellenza straordinaria che noi milanesi a volte consideriamo poco e rimangono in secondo piano rispetto al business o alla moda. Noi però dobbiamo puntare oltre che sul nostro immenso patrimonio artistico del passato anche sul contemporaneo e sui talenti meravigliosi che abbiamo: stilisti, designer, curatori ad esempio.

Il Mec è una realtà che coinvolge centinaia di giovani in Italia e all’estero. Quali strumenti utilizzate per comunicare con una così vasta platea di giovani?

Il Milan Expo Committee utilizza gli strumenti tipici della nostra generazione. Il web, sia a livello di sito internet (www.milanexpocommittee.com) che di community (in particolare su Facebook e Linkedin). Usiamo questi mezzi perché sono efficaci, low cost e high impact. Senza il web posso tranquillamente dire che non saremmo andati molto lontano. Essendo targettizzati sugli under 35 abbiamo la possibilità di sfruttare al meglio tutte le potenzialità delle nuove tecnologie. Noi giovani possiamo metterci in rete e avere possibilità di comunicazione straordinarie. Ma oltre che grazie al web, il Mec si è fatto notare anche per la sua creatività: ad esempio quando abbiamo accolto i commissari del Bie (Bureau international des expositions) sotto Palazzo Marino con una scritta “umana” composta da molti dei giovani sostenitori dell’Expo. Ci tengo a dire che questi sono episodi liberi, nati senza forzature grazie a persone che agiscono nell’interesse della loro città e della loro generazione. Questi giovani, anche molto diversi tra loro in termini di cultura politica, idee e quant’altro, sono tutti uniti nel Mec che è davvero una realtà pulita e trasversale.

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