il punto

Aprile 2008. Un mese che non dimenticheremo facilmente. In due settimane, a fortnight come dicono i britannici, è cambiato il futuro dell’Italia. Due in particolare gli eventi che hanno segnato un punto di svolta nella storia del nostro Paese. Andiamo con ordine. 31 marzo 2008: Milano batte in finale la città di Smirne e si aggiudica l’organizzazione dell’Expo 2015.
Probabilmente ancora non ci rendiamo bene conto dell’importanza di questa vittoria. Succede sempre così quando si vive la Storia in prima persona. Oggi è cronaca, ma tra tanti e tanti anni ancora si parlerà dell’Esposizione Universale di Rho-Pero. Milano si trasformerà con nuove infrastrutture, saranno creati migliaia di opportunità di lavoro e il tessuto urbano della città verrà migliorato anche con la nascita di molte aree verdi collegate tra loro. Scusateci, ma noi siamo degli inguaribili ottimisti. Guardiamo ai fatti e siamo consapevoli che le cupe cornacchie alla Celentano non hanno mai prodotto granché di buono per il nostro Paese.

Passiamo al secondo evento, anche questo accaduto nel quarto mese dell’anno di grazia 2008, il quale, siamo convinti, è già entrato di diritto nei libri di storia italiana. 14 aprile: Silvio Berlusconi, alla guida del Popolo della libertà, vince le elezioni politiche con un vantaggio di circa 9 punti sul “principale avversario” e diventa per la quarta volta presidente del Consiglio dei ministri. La vittoria che abbiamo vissuto è epocale anche per un’altra fondamentale ragione. Per la prima volta, dopo 60 anni dall’inizio della I legislatura della Repubblica italiana, i più diretti discendenti di quello che fu il Partito comunista resteranno fuori dal Parlamento. Anche qui parlano i fatti. Dopo anni di ostruzionismo, senza mai mettere in pratica, nel pubblico e nel privato, i loro “rivoluzionari” ideali, “i sinistri” hanno avuto un brusco risveglio. Forse non si sono ancora resi conto che nessun regime dittatoriale li ha spodestati, ma lo hanno fatto gli italiani esercitando il loro diritto di voto. E’ la democrazia bellezza. Così in questo aprile piovoso abbiamo vissuto un successo dopo l’altro, a 15 giorni esatti di distanza. Nonostante tutti gli osservatori internazionali considerino l’Italia un Paese destinato a sprofondare nell’abisso e la gran parte dei cives italici non credano nel loro futuro (si stava meglio quando si stava peggio diranno sempre le cornacchie senza mai fare nulla), lo Stivale ha trovato la forza, l’energia e lo slancio per rialzarsi e uscire dalle sabbie mobili. Non capita tutti i giorni di essere protagonisti dell’imperscrutabile cambiamento del corso della storia. Consideriamoci fortunati per una volta, anche perché abbiamo l’opportunità di vivere nella città che più ha contribuito a questa svolta.

Ed eccoci quindi a questo secondo numero di Agorà dedicato a quanto accade sotto la Madonnina nel settore culturale. Parliamo dell’Expo, ça va sans dire, dal punto di vista dei giovani, i veri protagonisti dell’evento che andremo a costruire da qui al 2015. Abbiamo intervistato Federico Gordini, vulcanico presidente del Milan Expo Committee, uno dei primi che ha creduto nell’Expo e ha creato un movimento che coinvolge attivamente migliaia di ragazzi e ragazze. Nella pagina seguente vi raccontiamo invece un evento molto interessante che ha come protagonista il dipinto più conosciuto al mondo: l’Ultima cena di Leonardo. In quanti di noi l’hanno visto recentemente dal vivo? Non diciamo bugie. D’altra parte capita sempre così quando si hanno a portata di mano capolavori per i quali varrebbe un viaggio intercontinentale. Peter Greenaway, artista e regista britannico, propone una sua “visione” del Cenacolo nel suo ultimo apprezzato lavoro in scena a Palazzo Reale. Dulcis in fundo parliamo di musica. Sullo scorso numero di Agorà abbiamo lanciato un sondaggio per votare il nostro inno politico preferito. In tanti ci avete risposto, con commenti intelligenti e scherzosi. Trovate i risultati in ultima pagina. Ci siamo. Finalmente l’Italia si è rialzata, ora tocca a noi. F.T.

 

 

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