Milano in mostra

“Una mostra esaltante, confortante e rasserenante”. Vittorio Sgarbi, critico d’arte e assessore alla Cultura del comune di Milano, sintetizza così il senso dell’esposizione antologica dedicata al grande pittore anglo-irlandese Francis Bacon (Dublino 1909 – Madrid 1992). Il pittore espressionista (da non confondere con l’omonimo filosofo e saggista inglese del XVI secolo, spesso noto con il nome italianizzato Francesco Bacone), ha aperto al pubblico a Palazzo Reale lo scorso 5 marzo. Una mostra che ripercorre l’intero percorso artistico di Francis Bacon, definito da Sgarbi “l’artista più tipico del secondo Novecento”, attraverso oltre cento opere selezionate dal professor Rudy Chiappini. Nelle sale di Palazzo Reale sono esposte tanto le prime tele di Bacon, che guardavano in maniera decisa al surrealismo europeo, quanto le opere successive, angoscianti e inconfondibili, che hanno guadagnato all’artista la fama universale. “Bacon nasce – scrive Sgarbi nella presentazione della mostra – quando riabilita la centralità della figura umana nel secondo dopoguerra. Altri cancellano l’uomo, Bacon lo restituisce lacerato”. Una lacerazione profonda, che si manifesta nei volti sfigurati – eppure sorprendentemente umani – nei ritratti ispirati al Papa Innocenzo X di Velasquez, o nella carne ferita che rappresenta una delle cifre stilistiche più caratteristiche della sua opera.

Costretto in uno spazio geometrico angusto, l’uomo di Bacon appare spesso un prigioniero e manifesta la propria tragica condizione urlando. Una condizione di segregazione che viene intensificata anche dalle stanze anguste che fanno da sfondo ai ritratti di Bacon e che trova pieno compimento nei grandi trittici degli anni Settanta-Ottanta, tra i quali spicca i celeberrimi “Tre studi per il ritratto di John Edwards” del 1984.

“Nessun pittore del Novecento – scrive ancora Sgarbi – neppure Picasso, ha avuto l’ascendente di Bacon, non come pittore, ma come filosofo, come titolare di un pensiero critico, di una visione del mondo come presa di coscienza della condizione dell’uomo contemporaneo”. E dunque la riflessione artistica di Francis Bacon si affianca all’opera di autori come Beckett, Sartre, Camus o Cioran, che hanno messo sulla pagina il Novecento e, per citare una formula ricorrente nei titoli del surrealista René Magritte, la condizione umana.

La mostra di Palazzo Reale cade un anno prima del centenario della nascita di Bacon, che sarà celebrato con una grande retrospettiva che partirà dalla Tate gallery di Londra. L’esposizione milanese, che resterà aperta fino al 29 giugno, vanta l’Alto Patronato del presidente della Repubblica italiana, ed è promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano con il patrocinio e il contributo della Regione Lombardia in collaborazione con Skira e Arthemisia. Il catalogo, in grande formato e dedicato all’intera produzione di Bacon, è edito da Skira e si apre con il significativo motto di André Breton: “La bellezza sarà convulsa o non sarà”.

Un pensiero su “Milano in mostra

  1. Ho visto la mostra ed è molto interessante. Peccato per il prezzo del biglietto un po’ troppo alto rispetto alla media. saluti

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