Che spettacolo!

Dopo il crescente successo nel 2007 sono ricominciate anche quest’anno le uscite culturali organizzate dal nostro dipartimento. Lo scorso 28 febbraio ci siamo trovati al teatro Carcano per una piacevole serata dedicata a Carlo Goldoni. Abbiamo assistito alla messa in scena di uno dei capisaldi del repertorio goldoniano: Sior Todero Brontolon. Magistrale l’interpretazione del decano del palcoscenico Giulio Bosetti (tra l’altro direttore artistico del Carcano), con un gruppo di bravi e affiatati attori che hanno strappato al pubblico numerosi applausi a scena aperta. Da notare la limpida interpretazione di Marina Bonfigli nei panni di Fortunata. Tutti davvero all’altezza sono stati anche gli altri attori che hanno dato vita alla commedia: Francesco Migliaccio (Pellegrin in scena), Nora Fuser (Marcolina), Federica Castellini (Zanetta), Alberto Mancioppi (Desiderio), Umberto Terruso (Nicoletto), Sandra Franzo (Cecilia), Tommaso Amadio (Meneghetto) e Franco Santelli (Gregorio).

“Non fa piacere a nessuno invecchiare, non essere più padrone del proprio corpo” – spiega Giulio Bosetti, 77 anni – “ma all’attore che è condizionato dall’età e dal corpo, talvolta, questo passare del tempo può risultare meno gravoso: ha dovuto aspettare e può finalmente interpretare un ruolo che da giovane non avrebbe assolutamente potuto sostenere”. “E’ il caso del Todero goldoniano – aggiunge il protagonista – un personaggio annunciato dal suo autore come ‘odioso’, ma che invece alla rappresentazione ha sempre trovato il consenso del pubblico e, nella follia del suo agire, può diventare addirittura simpatico”. Il futuro di Bosetti è ancora lungo come spiega lui stesso: “Spero con Todero di portare, nel mio avvenire di uomo, un po’ del suo ottimismo, la quasi certezza di arrivare ai cento e quindese, ai cento e vinti, e forse addirittura all’immortalità”.

La regia quasi impeccabile di Giuseppe Emiliani ha condotto lo spettatore dal primo atto fino al lieto epilogo con un ritmo sempre più incalzante. Gli eleganti e sfarzosi costumi di Carla Ricotti e le scene di Nicola Rubertelli sono riusciti a ricreare l’atmosfera della ricche case veneziane del 700. (La commedia fu messa in scena per la prima volta nel gennaio del 1762 al teatro San Luca).

“Todero non conosce ripensamenti e neppure perplessità” – dice il regista. Giuseppe Emiliani – “e anche se la commedia si conclude con una vittoria di Marcolina, Todero non è lo sconfitto dal momento che ottiene ciò che voleva: risparmiare la dote e spendere il minimo”. “In questa commedia non c’è ‘l’abbraccio finale’ – aggiunge Emiliani – Todero rimarrà sempre coerente con se stesso e incorreggibile. Al di là della conclusione (momentanea) a lieto fine, i brontolamenti, la tirchieria, l’autoritarismo, la diffidenza di Todero verso gli altri, si proiettano più che mai sul futuro prossimo: e tutto lascia presagire che ben presto altri motivi di litigio sorgeranno a turbare la casa. La (tragi)commedia di Todero è pronta, ogni giorno, a ricominciare”.

L’allestimento dello spettacolo è del teatro Carcano in coproduzione con Vortice-teatro Fondamenta Nuove di Venezia e del teatro stabile del Veneto “Carlo Goldoni”. Come di consueto la visione dello spettacolo è stata preceduta da un’introduzione a cura del dipartimento Beni culturali durante “l’aperitivo teatrale” presso il locale Palo Alto.

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